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La Cittadella del Carnevale di Viareggio
Carnival Cittadella in ViareggioUn intero mese di feste diurne e notturne, con sfilate di carri spettacolari, feste rionali, veglioni in maschera, sport e rassegne di ogni genere, che attira migliaia di visitatori. Le immagini, i suoni, i colori e naturalmente le burle del Carnevale di Viareggio sono un’occasione di incontro tra popoli e culture diverse e vengono diffuse da Radio e Televisione in tutto il mondo.
Nel 2001 è stata inaugurata la Cittadella del Carnevale, un complesso polifunzionale che ospita i moderni laboratori per la costruzione dei carri e la scuola della cartapesta e che ospita anche il museo del Carnevale, un percorso multimediale proteso a valorizzare e diffondere la memoria storica e culturale del Carnevale di Viareggio e del Carnevale di tutto il mondo
La storia del Carnevale di Viareggio: Martedì grasso del 1873: un’allegra sfilata di carrozze bardate a festa tra la gente assiepata in piazza del Casinò segna la nascita del Carnevale Viareggino. Da allora, di anno in anno, i carri si fanno più belli e sfarzosi, in un crescendo progressivo di materiali (legno, scagliola e juta), tecnica e fantasia. Scherzi irriverenti e scenografie grandiose frutto del lavoro comune di scultori, carpentieri e fabbri. La crisi della navigazione a vela, infatti, aveva lasciato senza lavoro molti artigiani che si convertono inventando i carri. Nata come passatempo goliardico, la sfilata di Viareggio si è imposta fin dai primissimi anni come evento di satira politica oltre che di costume. I carri erano molto ampi, perché i giovani vi potessero salire, divertirsi e dialogare con la folla, lanciare coriandoli, stelle filanti e caramelle.
Nel 1921 il variopinto corteo carnevalesco sfilò per la prima volta lungo l’elegante passeggiata dei viali a mare, al ritmo della canzone la ''Coppa di Champagne", da allora eletta inno del Carnevale. Ma la vera “rivoluzione” arriverà poco più avanti: nel 1925 l’introduzione della cartapesta permette di realizzare costruzioni colossali ma leggerissime, capaci di librarsi nell'aria sfidando la legge di gravità. Un’innovazione, che guadagnerà ai costruttori viareggini il titolo di “maghi della cartapesta”. Il glorioso regno del Carnevale è ormai compiuto, manca solo il suo sovrano…
Nel 1930 il pittore Uberto Bonetti, ideò la maschera di Burlamacco, comparso per la prima volta nel manifesto del 1931. Un pagliaccio che riassume in sé un puzzle di elementi sottratti alle maschere italiane della Commedia dell'Arte: la tuta a scacchi biancorossi di Arlecchino, il pompon da cipria rubato dal camicione di Pierrot, l’ampia gorgiera bianca di Capitan Spaventa, il copricapo rosso di Rugantino, ed infine il mantello nero svolazzante, tipico di Balanzone. Il nome Burlamacco fu suggerito a Bonetti da Buffalmacco, pittore fiorentino e personaggio del Decamerone. Bonetti sostituì la radice "buffa" con "burla", già utilizzata per il canale del porto, il Burlamacca.  Da allora ogni anno Burlamacco scende dal suo piedistallo e presa per mano Ondina, la sua compagna, annuncia l'inizio del Carnevale.